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Pubblicato il 21 febbraio 2017

Live Report GLENN HUGHES + Minus One + Stone Broken @Serraglio, Milano - 19 Febbraio 2017

A cura di  Fabrizio Tasso

 

 

Ritorna finalmente Glenn Hughes, la suprema voce del rock. In effetti eravamo rimasti molto delusi dalla cancellazione del tour dello scorso anno, che doveva avere come protagonisti, oltre al buon Glenn, anche i Living Colour. Ma questa sera non sarà certo meno importante, anche perchè i due opening act, i greco/ciprioti Minus One e gli inglesi Stone Broken, desteranno nei partecipanti commenti certamente positivi. Il Re incontrastato della serata rimane come sempre il cantante/bassista ex Deep Purple (Mark III e IV) che, forte di un nuovo splendido album (“Resonate”, uscito per la nostra Frontiers Music) non mancherà di entusiasmare i presenti con la sua invincibile ugola e con il grande carisma che da sempre lo accompagna. Cornice di questo evento è il Serraglio di Milano. Non eravamo mai stati in questo locale, ma siamo subito rimasti colpiti dalla capiente sala e dall'acustica di prim'ordine. Unica nota non proprio positiva è stato il set luci, certamente migliorabile in futuro.

 

Ore 20:00 : inizia una di quelle serate che sarà difficile dimenticare. I Minus One sono pronti per proporci il loro “Jump Rock”. La band è balzata alle cronache per aver rappresentato Cipro nell'Eurovision Song Contest 2016 con la canzone “Alter Ego”. Quello che salta immediatamente all'occhio è l'atteggiamento di Francois Micheletto (il singer di origini italiane) nel tenere il palco. Grinta e una voce tagliente sono indubbiamente due ottime caratteristiche per un gruppo semi sconosciuto al pubblico presente. La loro proposta musicale comunque ottiene un ottimo responso tra i presenti, e canzoni come “Cold”, “Mercy”, la già citata “Alter Ego” e “Invincible” (con accenni neache troppo velati ai Methods Of Mayhem) fanno il loro “sporco” lavoro, riscaldando a dovere la sala. Non male questi ragazzi che, tra l'altro, hanno registrato ultimamente un ep di 4 pezzi in quel di Bologna (“The Bologna Session”).

 

Rapido cambio palco e gli Stone Broken ci investono con il loro rock viscerale, dotato di linee melodiche ben definite. Se dovessimo accostarli ad una band famosa sarebbero certamente i Nickelback, con un tocco di Black Stone Cherry. Meno patinati e in certa maniera più grezzi e sontuosi rispetto alle band citate, nel set a loro disposizione vengono proposte le canzoni presenti nel loro lp (“All In Time”, 2016 sempre per Frontiers Music) come l'iniziale “Stay All Night”, “Better” e la ballad “Wait For You” (riproposta in maniera egregia e con grande trasporto emotivo). Molto bravi il singer Rich Moss, che si destreggia perfettamente tra microfono e chitarra e la seconda ascia Chris Davis, così come la precisa e potente sezione ritmica composta da Kieron Conroy al basso e da Robyn Haycock dietro le pelli (che pesta come una dannata). Ottimo tiro e un muro sonoro di tutto rispetto fruttano alla band inglese il giusto tributo di applausi.

 

 

Sono da poco passete le 22:00 quando Glenn si presenta sul palco, e da questo momento in poi sarà uno Spettacolo vero e proprio. La voce di Hughes, anche se minata da un fastidioso raffreddore (che lo costringerà ben più di una volta ad utilizzare un fazzoletto), rimane inarrivabile per i comuni mortali. Il trittico iniziale con “Flow” (dall'ultimo cd), “Muscle And Blood” (dal progetto Hughes/Thrall) e la storica “Gettin' Tighter” (impreziosita dalle evoluzioni del suo basso) mettono subito le cose in chiaro: questo sarà uno dei concerti clou dell'anno. Ma è con “Medusa” (scritta in cucina mentre sua mamma cucinava) che si raggiungono picchi di assoluta magnificenza grazie agli strepitosi vocalizzi di Glenn. Si prosegue con una monumentale versione di “One Last Soul” (dei Black Country Communion, dei quali annuncia il prossimo lavoro in studio) e con “You Keep On Moving” (da Come Taste The Band) abbastanza diversa dalla versione Whitesnake, ma certamente all'altezza dell'originale. In più durante il concerto viene lasciato anche spazio ai musicisti che lo accompagnano. Soren Andersen alla chitarra relegato nelle retrovie si merita la sua dose di applausi. Pur essendo meno appariscente rispetto a Doug Aldrich possiede un tocco davvero efficace e moderno, donando al sound una buona dose di potenza aggiuntiva. Splendide ancora “Might Just Take Your Life” e “Soul Mover”, che coinvolgono tutti i presenti scuotendone ogni fibra. “Heavy” e “Burn” chiudono un set fantasmagorico, che sicuramente resterà negli annali. 

Glenn Hughes ancora una volta (e ricordiamo che è un classe 51) ci mostra che cosa vuol dire fare musica col cuore, arrivando a toccare le corde dell'anima grazie alla sua fenomenale bravura. Grazie mille Glenn per questa indimenticabile serata e grazie alla Barley Arts per averla resa possibile. Vi lasciamo con una massima di Glenn che riassume tutto il suo pensiero: Love is the answer and music is the healer. Parole migliori non poteva sceglierle!  

 

Set List:

1. Flow

2. Muscle And Blood

3. Gettin' Tighter

4. Stumble And Go

5. Medusa

6. Can't Stop The Flood

7. One Last Soul

8. You Keep On Moving

9. Might Just Take Your Life

10. Soul Mover

11. Black Country

bis

12. Heavy

13. Burn

Stone Broken