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Intervista ai CARDIOPHONIC

 

Dopo aver recensito il loro lavoro di debutto, che ci ha impressionato in maniera strepitosa, non ci siamo fatti sfuggire l'occasione di intervistare una delle band più in voga del momento. Sfruttando l'occasione del Release Party del loro cd all'Angelo Azzurro di Genova, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i CARDIOPHONIC. Buon divertimento!


Intervista a cura di Fabrizio Tasso

RRM: Ciao ragazzi, innanzitutto grazie! Parliamo della genesi della band e di com'è nato il vostro progetto

Simone: Certo! Ci conosciamo praticamente da una vita. Abbiamo sempre suonato, in altre band e progetti paralleli e ad un certo punto ci siamo messi a scrivere pezzi nostri. Ad ora sono un paio d'anni che stiamo lavorando su questi pezzi e siamo riusciti a registrare il disco. Speriamo che piaccia alla maggior parte delle persone. Il nostro intento è di fare più live possibili visto che dal vivo abbiamo quella “marcetta” in più, che sul disco viene un po' a mancare.

 

RRM: Parliamo un po' del disco. Ci sono vari background diversi, quali sono quelli che vi hanno principalmente ispirato?

Simone: Io direi che principalmente, anche se bisogna prenderla un po' con le pinze, cerchiamo di non copiare troppo. Comunque gli Extreme, i Queen, in alcuni casi i Rage Against The Machine.

 

RRM: Forse un po' per la chitarra.

Simone: Si, Tom Morello sicuramente. E poi tutta la scuola hard rock. Per quanto mi riguarda snobbo abbastanza, se non in alcuni casi, l'hard/glam anni 80. E' un genere di cui non vado pazzo, però ad esempio ci sono un sacco di gruppi a cavallo tra gli anni 80 e 90 e soprattutto tanta musica nuova, che prendiamo in considerazione. Diciamo che principalmente l'amore comune rimangono i Queen, anche se sull'album non è così evidente.

 

RRM: Del vostro debut cd colpisce molto la qualità della produzione. Cosa vi ha aiutato a raggiungere questo livello? E quale tra le varie canzoni è stata più facile o più difficile da comporre?

Roberto: “In My Skin” è nata la sera prima della registrazione. Era venuta in altra maniera poi abbiamo deciso di portarla avanti anche se ci piaceva e l'abbiamo cambiata radicalmente. Nel finale ci siamo permessi di far “svisare” un po Simone ed è venuta una buona canzone, con molta naturalezza. In più lavorare con Luca Cherchi, che ha seguito la produzione dell'album, è stato quasi illuminante. Nel senso che noi abbiamo spiegato quello che volevamo fare e, nonostante lui abbia seguito generi diversi, più hip pop o techno, è riuscito a rendere bene un gruppo rock riuscendo a riproporre perfettamente la dimensione live che volevamo.

Simone: Diciamo che l'80 % di quello che si sente sul disco è suonato live. Infatti ad un orecchio attento si possono sentire qua e là alcune imperfezioni che rendono senz'altro il disco meno artificioso. Dopotutto in studio si fa presto ad essere dei mezzi semidei.

 

RRM: In effetti oggi in studio si riesce a fare qualsiasi cosa e anche se un gruppo non ha una tecnica strepitosa, con un buon produttore riesce a trarre il meglio. Sicuramente non è il vostro caso. “Cardiophonic” è un album guitar oriented, a nostro avviso ha una peculiarità molto importante, quella di contenere riff e assolo sempre diversi. Per esempio prendendo due canzoni “I'm Here For You” e Dreams Of Men”. Cosa ti ha ispirato a scriverle?

Simone: Di preciso non saprei dirti, sono cose che nascono improvvisando. Quando riesco a capire che nel riff o nel passaggio c'è qualcosa di buono cerco di portarlo avanti con la tecnica. A volte capita di dover tornare indietro perché mi ritrovo in un vicolo cieco e inizio tutto da capo. Di solito quando esce un buon riff è la base per scrivere una bella canzone.

 

RRM: Un altro punto del cd sul quale mi soffermerei è l'utilizzo dei cori. A volte ricordate gli Stryper nel modo in cui interagiscono le linee vocali.

Marco: Sembra strano ma è stata una cosa molto semplice. In sala prove si prova e riprova sui riff e a seconda di quello che viene fuori si prende o si scarta il risultato. Poi il fatto di essere molto uniti come band ci permette di avere una grande intesa. Quindi a volte basta un cenno di intesa per metterci d'accordo. Spesso è molto semplice farmi capire da Simone e Roberto.

Roberto: C'è anche la voglia di lasciare le cose semplici. Se nascono naturalmente è ok ma se sentiamo che non ci appartengono le lasciamo perdere.

Simone: A livello musicale il nostro discorso è che facciamo rock, hard rock e non componiamo una canzone in 5/4 se non nasce già in 5/4. Non ci sforziamo di sovraccaricare o di stupire con determinati di tempi, tutto nasce in modo naturale.

 

RRM Focalizzando l'attenzione sui testi delle canzoni, ci ha colpito molto “I Want To Be Somebody”. Parafrasando centra “I Wanna Be Somebody” degli W.a.s.p. oppure è un concetto completamente diverso?

Marco: Io praticamente scrivo tutte le canzoni mentre sono al lavoro, quindi posso lavorare sui testi cambiandoli a mio piacimento. Per quanto riguarda “I Want To Be Somebody” lo consideriamo un inno che racchiude tutte le band de territorio genovese e non solo per riuscire a fare qualcosa di meglio.

 

RRM: Partendo da questo, a vostro parere al giorno d'oggi per una band è un ostacolo essere italiani?

Marco: Per me si!

Roberto: Mah, dipende. Se hai gusto italiano magari rimani in Italia. Se non lo hai magari in Italia ci stai male

Simone: Io ho una visione abbastanza precisa. Io vedo l'ambiente metal molto seguito soprattutto in locali come l'Angelo Azzurro. Vedo molto movimento per quanto riguarda l'alternative rock, tipo I Ministri o Il Teatro Degli Orrori, gruppi comunque politicamente schierati a sinistra. Vedo pochissimo spazio per chi fa rock e quindi diciamo che la scelta principale è cercare di fare del pop ed ambire a livelli alti. Per quanto ci riguarda nel nostro genere che possiamo definire a cavallo tra il rock e il pop spero che tiri questa via di mezzo. Sperando che la nostra proposta possa piacere sia al musicista che alla fidanzata del musicista.

 

RRM: Ahaha è un'impresa difficile ma spero che vi possa riuscire. Ultima domanda: progetti per il futuro.

Simone: Suonare il più possibile! Ovunque se necessario cercando di far passare il messaggio che ci possono essere riff e una bella “botta sonora” ma che ci possono essere delle aperture melodiche che possono piacere alla maggior parte delle persone che non “masticano” questo genere di musica.

 

RRM: Direi che abbiamo concluso, vi ringraziamo per il tempo che ci avete dedicato e vi auguriamo tutta la fortuna possibile per la vostra carriera.

Simone: Grazie a voi, anche per la lusinghiera recensione, e un saluto a tutti i lettori di Rock Rebel Magazine. Vi aspettiamo On The Road!!

 

 

Recensione CARDIOPHONIC


Certe volte è triste pensare che l'ascoltatore italiano medio sia esterofilo per partito preso. Questa scarsa lungimiranza purtroppo si riflette nell'ignorare tantissime splendide realtà che i musicisti italiani sono in grado di creare. È il caso di questi Cardiophonic, che, con il loro debut album, dimostrano quanto di buono..[ Continua a leggere..]